Articolo 18 e disegno di legge in materia di riforma del mercato del lavoro

Di seguito il testo del disegno di legge recante disposizioni in materia di riforma del mercato di lavoro in una prospettiva di crescita presentato dal governo Monti in data 05/04/2012. In particolare, dalla bozza all’esame del Parlamento emerge che «Il giudice, con la sentenza con la quale dichiara la nullità del licenziamento perché discriminatorio ai sensi dell’articolo 3 della legge 11 maggio 1990, n. 108, ovvero intimato in concomitanza col matrimonio ai sensi dell’articolo 35 del decreto legislativo 11 aprile 2006, n. 198, o in violazione  dei divieti di licenziamento di cui all’articolo 54, commi 1, 6, 7 e 9, del decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, ovvero perché riconducibile ad altri casi di nullità previsti dalla legge o determinato da un motivo illecito determinante ai sensi dell’articolo 1345 del codice civile, ordina al datore di lavoro, imprenditore o non imprenditore, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro, indipendentemente dal motivo formalmente addotto e quale che sia il numero dei dipendenti occupati dal datore di lavoro. La presente disposizione si applica anche ai dirigenti. A seguito dell’ordine di reintegrazione, il rapporto di lavoro si intende risolto quando il lavoratore non abbia ripreso servizio entro trenta giorni dall’invito del datore di lavoro, salvo il caso in cui abbia richiesto l’indennità di cui al terzo comma del presente articolo». In buona sostanza, la reintegrazione ai sensi dell’art. 18 è possibile ma solo per ipotesi di discriminazione ovvero quanto il motivo economico addotto è insussistente. Di seguito, il testo del disegno di legge.

Disegno di legge in materia di riforma del mercato del lavoro